Siamo finalmente entrati del triduo pasquale, i tre giorni più importanti dell’anno cristiano. Non è cosa da poco. Il giovedì santo, nella Messa in coena domini non viene detta la consueta formula di chiusura: la Messa continua, non può essere cosa separata dal resto della vita; la santità e la sacralità del memoriale della morte e resurrezione del Signore non possono non invadere la nostra vita, prendere il controllo del nostro tempo e diventare centro e parametro di riferimento della nostra vita. La morte di Gesù, la sua scelta radicale di non riservarsi per se proprio niente della sua vita ci fanno interrogare molto profondamente su quali sono le priorità che noi diamo a tante cose nella nostra vita. Siamo capaci noi, oggi, di fare queste scelte? Siamo capaci di lasciare che Dio diventi tutta la nostra vita, e non solo qualche ora alla settimana quando va bene?
Stamattina sono anche stato alla Messa degli oli in cattedrale. Una cerimonia molto bella (e lunga!), durante la quale vengono benedetti gli oli che durante l’anno si useranno per ungere i cresimandi, gli infermi, gli ordinandi, ecc. C’erano tantissimi preti da tutte le parti della diocesi, e sono stato contento di incontrarne alcuni. È un momento di quasi-rivoluzione per la nostra Chiesa diocesana, visto che monsignor Plotti ha dato le dimissioni e sta per venire (o tornare) monsignor Giovanni Paolo Benotto. Ma è anche un momento molto critico per la vita di tutta la Chiesa.
Ultimamente mi sto interrogando molto sulla Chiesa, che in questo momento secondo me fa fatica a tradurre nel linguaggio di oggi il suo messaggio di vita. Senza nessuna pretesa di un’analisi particolarmente attenta, ma mi sembra che la Chiesa abbia ancora tanto da camminare prima di incarnare veramente il progetto di Gesù su di lei: ci vedo spesso invidie, discordie, a volte un po’ di ipocrisia e probabilmente anche un po’ troppo denaro. Tante volte sento gente che dice di non aver problemi a riconoscere in Gesù qualcuno che va da un grande filosofo al Figlio di Dio, ma di non condividere per nulla ciò che la Chiesa oggi è. La Chiesa ancora non riesce a dare un’immagine reale di coerenza. Certo che nessuno al suo interno è perfetto (ed io non faccio certo eccezione, purtroppo), certo che “gli amici si scelgono, ma i fratelli no” e che la Chiesa accoglie tutti, anche chi è meno bravo, però io non riesco a fare a meno di desiderare una Chiesa più attaccata a Cristo. Inoltre, credo che ancora la Chiesa, soprattutto nelle sue “alte sfere”, ancora parla un linguaggio incomprensibile al mondo; non è ancora riuscita a mettere bene a fuoco ciò di cui il mondo a bisogno, e spesso parla tanto di obblighi e proibizioni senza aprire la vera speranza, che è quella che la gente invoca ormai ad altissima voce. Come può non venirmi in mente “Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avere impedito” (Lc 11, 52), nella grande accusa che Gesù (in genere tanto calmo e comprensivo) fa all’adesione solamente formale ed ipocrita alla sua Parola, subito dopo aver insegnato il Padre Nostro? O anche “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Mt 21, 31)?
La mia preghiera per questa Pasqua è che lo Spirito Santo non smetta di soffiare sulla Chiesa un vento forte di Verità e Giustizia, perché il mondo ne ha bisogno e “geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rm 8, 22).